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Giugno trekking con il WWF-le escursioni del WWF Rimini

 

Domenica 7 Giugno  il WWF Rimini in occasione della festa delle Oasi WWF effettua un’escursione all’Oasi di Cà Brigida (Verucchio). La partenza è dall’Oasi, si percorre il sentiero V3 dopo un tratto di strada si sale lungo la sterrata V3c direzione Cà Bigio fino a passo Ventoso, dopo un tratto di strada si riprende il sentiero V3 direzione Poggio Molino e ritorno a Cà Brigida. Il percorso è ad anello per una lunghezza totale di 11 Km e un dislivello di 400 m. Tempo 4/5 h. Abbigliamento da trekking adatto alla stagione e scarpe da trekking con fondo antiscivolo, pranzo al sacco, riserva d'acqua, viaggio con mezzi propri. Il punto di ritrovo per la partenza, è a Rimini in Piazza Malatesta, alle ore 9 oppure a Cà Brigida alle ore 9.30. Saranno possibili variazioni di itinerario dettate dalle condizioni meteorologiche. Per contatti e ulteriori informazioni, cell. 333.3915904, Chiti Stefano.

Domenica 14 Giugno  il WWF Rimini effettua un’escursione nella zona del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, La partenza è da Poggio Piancancelli si percorre il sentiero soft1 in direzione Fonte del Borbotto, qui si devia sul 17 fino incrociare il sentiero 00 e proseguire in direzione M. Falterona e M. Falco dove troveremo la deviazione per il ritorno a Poggio Piancancelli. Il percorso è ad anello per una lunghezza totale di 10 Km e un dislivello di 600m. Tempo 5 h. Abbigliamento da trekking adatto alla stagione e scarpe da trekking con fondo antiscivolo, pranzo al sacco, riserva d'acqua, viaggio con mezzi propri. Il punto di ritrovo per la partenza, è a Rimini in Piazza Malatesta, alle ore 8,15. Saranno possibili variazioni di itinerario dettate dalle condizioni meteorologiche. Per contatti e ulteriori informazioni, cell. 333.3915904, Chiti Stefano.

Domenica 28 Giugno  il WWF Rimini effettua un’escursione nella zona del Parco del Monte Cucco.La partenza è da Val di Ranco sentiero 10, aggirando il Monte Culumeo si arriva al bivio col sentiero 11 per Monte lo Spicchio fino a Passo Porraia, si ritorna dal sentiero 17 e al bivio si prende il sentiero 1 per Fonte Acquafredda e ritorno a Val di Ranco. Il percorso è ad anello per una lunghezza totale di 9Km e un dislivello di 500 m. Tempo 5 h. Abbigliamento da trekking adatto alla stagione e scarpe da trekking con fondo antiscivolo, pranzo al sacco, riserva d'acqua, viaggio con mezzi propri. Il punto di ritrovo per la partenza, è a Rimini in Piazza Malatesta, alle ore 8,15. Saranno possibili variazioni di itinerario dettate dalle condizioni meteorologiche. Per contatti e ulteriori informazioni, cell. 333.3915904, Chiti Stefano.

Al Presidente della Provincia di Rimini Andrea Gnassi

e p.c.

Al Forum Ambiente della Provincia di Rimini

Alle Associazioni animaliste e ambientaliste

Agli Organi di informazione

Oggetto: Chiusura del C.R.A.S. della provincia di Rimini e morte dell’airone di S. Arcangelo – Appello al Presidente della Provincia per la realizzazione di un nuovo Centro di Recupero Animali Selvatici

Egr. Sig. Presidente, la morte di un airone per mancanza di una idonea struttura di soccorso e cura, denunciata sulla stampa la scorsa settimana da una cittadina di Santarcangelo, ha riproposto il problema della chiusura del C.R.A.S. provinciale che la nostra Ass.ne aveva stigmatizzato appena pochi giorni fa. La risposta della Provincia apparsa sabato u.s. sulla stampa è stata in merito elusiva e non credibile: gli Uffici dell’Ente nei giorni festivi sono chiusi e non esiste un numero di reperibilità, come è possibile contattarli per i cittadini? E se poi, come dichiarato alla stampa, la Provincia non ha per legge l’obbligo di creare un nuovo CRAS, ha però precise competenze in fatto di gestione e tutela della fauna selvatica e le spetta l’obbligo di individuare delle soluzioni idonee per il recupero dei selvatici, cosa che finora non ha fatto. La soluzione citata quale alibi dagli Uffici, nello specifico l’ipotesi del terreno di Corpolò, viene proposta da anni, ma non si è fatto nulla per concretizzarla. Se ci sono le condizioni per procedere, perché ci si ritrova ancora in questa situazione? Il WWF della provincia di Rimini si è fatto carico da inizio degli anni ’80 del problema del recupero e cura degli animali selvatici feriti, raccolti dai propri volontari o dai cittadini, con la collaborazione di veterinari disponibili a prestare gratuitamente la loro opera. Ma gli spazi e le risorse non erano mai sufficienti, il lavoro di recupero difficile e oneroso. Per iniziativa dei volontari del WWF e altri è nato cosi nel 1989 su un’area privata a Torre Pedrera un Centro di recupero, poi diventato il CRAS, che per anni fra mille sacrifici e difficoltà ha raccolto e curato animali da tutta la provincia, svolgendo di fatto - a fronte della accresciuta attenzione dei cittadini per il problema - un servizio di pubblica utilità riconosciuto anche dall’Ente provinciale, che per alcuni anni ha contribuito in parte a finanziarne l’attività. E’ seguita poi la costituzione dell’ Ass.ne MARICLA, da parte di volontari del WWF e di altre Associa- zioni, per una gestione del CRAS più scientifica e adeguata alle nuove norme sulla stabulizzazione di animali selvatici. Le risorse , come gli spazi e le strutture disponibili, sono però sempre state insufficienti. E la situazione si è aggravata sempre più negli ultimi anni, dal 2010 in poi, per il numero sempre più grande di animali conferiti al CRAS dai cittadini ( oltre 1700 all’anno ). Con la Giunta Vitali la Provincia è stata chiamata a dare risposte ai problemi del Centro di recupero, ma non ha mai dato seguito alle proposte per realizzare un nuovo CRAS avanzate dai volontari, prima indispensabile condizione per poter continuare a svolgere il servizio. La mancanza di adeguate risorse e l’insufficienza di spazi e strutture, a fronte di un numero di animali da curare cosi elevato, hanno reso precarie e non adeguate per le norme vigenti le condizioni di detenzione degli animali, costringendo infine i volontari di Maricla onlus a chiudere, interrompendo la convenzione in essere Ma il CRAS svolgeva davvero un servizio di pubblica utilità, coprendo un vuoto lasciato dalle Istituzioni e rispondendo ad una sensibilità e ad una esigenza diffuse in larga parte della nostra gente. Il problema esiste e non può essere lasciato solo sulle spalle dei volontari, richiede ormai una risposta politica che solo Lei, Presidente, in questo momento può dare Già nella lettera inviataLe in dicembre sulla questione, che si allega in copia, Le chiedevamo di intervenire per trovare una soluzione. Superati i problemi organizzativi della nuova Provincia, ci aspettiamo una risposta Se Rimini si vanta di essere la città dell’accoglienza per gli umani, immigrati o turisti, non può porsi come il simbolo della indifferenza più totale verso la sofferenza degli animali, degli “altri animali”. La vicenda dell’airone di S. Arcangelo ne è solo un esempio. Ne seguiranno molti altri, troppi, se non si farà niente Come WWF facciamo perciò appello a Lei, come nuovo Presidente della Provincia e come Sindaco del Comune capoluogo, e La sollecitiamo a riprendere in esame questo problema ed a valutare tutte le soluzioni possibili, rendendoci disponibili ad un incontro, con tutte le realtà associative che vorrà coinvolgere. E lo facciamo anche attraverso la Stampa, perché temiamo che la lettera precedente non Le sia stata ancora sottoposta Lei, Sig. Presidente, si è presentato in certi casi come l’uomo del cambiamento e delle sfide. Noi la invitiamo a raccogliere anche questa sfida: facciamo di Rimini un modello di accoglienza anche per gli animali feriti e sofferenti

Distinti saluti

Il presidente

Antonio CIANCIOSI

Laboratori di Educazione Ambientale.

Tutti i laboratori vengono effettuati presso l’ Oasi WWF Ca’ Brigida di Via del grano 333 a Verucchio e, se lo si vorrà, potranno essere abbinati anche ad  una escursione all’ interno del perimetro dell’ Oasi o viceversa.
Vi chiediamo di aiutarci per la loro diffusione e rimaniamo a disposizione per eventuali
chiarimenti ai numeri 334.8802927 (Monica Sacchini) e/o 328.2255883 (Claudio Papini).

 
Ass.ne WWF Rimini
il  segretario
Claudio  PAPINI

Alla Regione Emilia-Romagna

Assessore regionale all’Ambiente
segreteriapresidente@regione.emilia-romagna.it

Assessore regionale alla Difesa del suolo assterr@regione.emilia-romagna.it

Alla Presidenza del Piano Strategico di Rimini
piano.strategico@comune.rimini.it

Alla Coordinatrice del lavoro sul P.no Strategico
Valentina RIDOLFI valentina.ridolfi@gmail.com

Al Coordinatore del Tavolo tecnico del Contratto di Fiume Marecchia
prof. Riccardo SANTOLINI rsantolini@libero.it

Ai Componenti il Tavolo Tecnico del Contratto di fiume Marecchia
AdB Interregionale Marecchia e Conca autobacmarec@regione.emilia-romagna.it
Stb Romagna stbro@regione.emilia-romagna.it
Consorzio Bonifica della Romagna a.cicchetti@bonificaromagna.it
ARPA Sezione prov.le Rimini acapra@arpa.emr.it
Provincia di Rimini a.rossini@provincia.rimini.it
Provincia di Rimini m.filippini@provincia.rimini.it
Regione Emilia-Romagna vmontaletti@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna ldalmonte@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna pseveri@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna mcapelli@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna pbassi@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna fricciardelli@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna glocatelli@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna ciuzzolino@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna ecimatti@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna gpancaldi@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna rberti@regione.emilia-romagna.it
Regione Emilia-Romagna sbertuzzi@regione.emilia-romagna.it

All’ Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità – Romagna
dott. Lino CASINI lino.casini@tin.it


Oggetto : Intervento del WWF sui problemi di governo dell’asta fluviale del fiume Marecchia


Il confronto di idee promosso dagli incontri organizzati dal Piano strategico di Rimini per il Contratto di fiume della Valmarecchia ha fatto riemergere proposte di tutela e corretta gestione e valorizzazione dell’asta fluviale e delle sue risorse idriche e ambientali, ma anche le vecchie richieste di regimazione idraulica delle sponde e di asportazione dei materassi di ghiaia dall’alveo del fiume, da sempre ricorrenti nell’Alta Valmarecchia.
Sono le teorie e le richieste riproposte nei mesi scorsi dalla Petizione “per la manutenzione del Marecchia” promossa nei comuni dell’alta valle con l’appoggio di gruppi di interesse e anche di amministratori ed
ex-amministratori.
E sono state queste, stranamente, le teorie e le richieste delle ditte di escavazione degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso.
La Petizione denunciava per il F.Marecchia una situazione drammatica: stato di abbandono del fiume per decenni, forte sovralluvionamento dell’alveo con pericoloso accumulo di detriti, “gravi scenari di rischio
per la pubblica incolumità” e un rischio idraulico incombente. E sosteneva che tutte le “perizie tecniche degli ultimi anni evidenziano la necessità di asportare l’eccesso di sedimenti” dall’alveo… Ma questo non è , o perlomeno non ci sembra , vero Gli studi ed i documenti ufficiali , quelli della Regione e della Autorità di Bacino, che sono alla base del PAI vigente e degli interventi dello STB, non evidenziano affatto criticità cosi
drammatiche. Non ci sono stati “abbandono”e “assenza di governo”, come qualcuno dall’alta Valmarecchia è tornato a sostenere negli “incontri di ascolto” del Contratto di fiume, ma una gestione dello stato del F.
Marecchia fatta sulla base di una precisa pianificazione di bacino, approvata da Provincia e Regione, semmai con una insufficiente disponibilità di risorse Si può non essere d’accordo con questa gestione, ma per metterla in discussione servono a nostro avviso precise ed approfondite valutazioni tecniche, fatte da esperti veri, non da semplici e più o meno disinteressati “portatori di interesse”.
La situazione più grave e complessa nel Marecchia è quella della pesante erosione dello strato di argilla in atto a Villa Verucchio, prodotta proprio dalle massicce escavazioni in alveo del secolo scorso. E qui pare che il fenomeno si stia aggravando e che tutti gli interventi fatti sinora siano stati del tutto inutili.
Ma non si tratta certo di asportare la ghiaia, che non c’è più, né semplicemente di portarcela da monte, come qualcuno propone: la prima piena spazzerebbe via tutto. Fermare il degrado è ora difficile e costoso, ma i costi non possono essere messi a carico del fiume, con la cosiddetta “compensazione ghiaia contro opere pubbliche”, non almeno col rischio di produrre altri danni irreparabili.
Secondo il WWF occorre il coinvolgimento di competenze tecniche di alto livello, come quelle peraltro già messe in campo negli ultimi anni, per la valutazione della situazione e la progettazione di interventi che
offrano reali garanzie di recupero dell’equilibrio idrogeologico dell’asta fluviale.
Ma con la scusa della “manutenzione del fiume” non si può comunque tornare a proporre di scavare in alveo, dopo tutti i disastri che questa attività ha prodotto in passato, e di arginare il fiume , magari per
poter speculare sulla ghiaia e sull’uso delle aree golenali.
Esempio tipico di tutto questo sono l’area del campo sportivo di Secchiano, di cui si parla nella accennata petizione, e quelle a monte: non sono zone di esondazione del fiume? Cosa ci si vorrebbe fare ancora?
E’ lecito allora chiedersi quali interessi si muovono dietro alla Petizione e alle sollecitazioni che vengono dall’Alta Valmarecchia. Ed occorre chiarire bene qual è il reale stato del fiume.
Il WWF della Provincia di Rimini è contrario ad ogni ipotesi di asportazione generalizzata di inerti e di continua riprofilatura artificiale dell’alveo, che avrebbero effetti pesanti anche sulla biodiversità del fiume.
Il Marecchia va lasciato alla sua evoluzione naturale, perché recuperi pian piano l’equilibrio idrogeologico distrutto proprio dalle escavazioni in alveo del secolo scorso e possa – elemento non secondario
– alimentare con i sedimenti il ripascimento degli arenili della costa, minacciati dalla erosione e dalla subsidenza. Semmai questo processo può essere aiutato e guidato con interventi specifici di difesa spondale e anche di livellamento e asportazione di eventuali accumuli eccessivi di inerti, nei punti però di effettiva necessità. E questo non a caso, ma operando in un’ottica di bacino idrografico e secondo le indicazioni del PAI e degli altri strumenti di pianificazione che la Regione si darà in futuro.
Vanno invece assolutamente esclusi – secondo il WWF - l’asportazione massiccia e ripetuta dei materassi di ghiaia e gli interventi di arginatura volti a ridurre le aree di espansione del fiume, che finirebbero solo per liberare spazi per la speculazione sui terreni e aumenterebbero a valle i rischi derivanti dalle piene.
Il Contratto di fiume è l’occasione per un confronto importante su questi temi, per porre le basi per una gestione condivisa dell’asta fluviale e proporre anche forme più organiche di tutela ambientale, capaci di utilizzare fondi diversamente non fruibili e attrarre nuovi interessi turistici, ma non può e non deve avallare ipotesi di interventi di regimazione idraulica settoriali e casuali al di fuori di un quadro unitario di pianificazione di vallata. E Il Tavolo tecnico previsto dal “percorso” del Contratto di fiume Marecchia può essere il primo strumento per avviare questo lavoro di approfondimenti e valutazioni tecniche sulla reale situazione del fiume e valutare la necessità e le modalità di ulteriori interventi di gestione, oltre a quelli già effettuati negli ultimi anni, e nuove e possibili forme di tutela delle risorse idriche e ambientali.
In questo senso è da considerare anche il problema derivante dall’attività venatoria praticata in aree di elevato pregio ambientale in pesante conflitto con attività compatibili ed ecosostenibili, quali l’escursionismo naturalistico e il cicloturismo, che si vogliono incrementare.
Come WWF poniamo questi problemi alla attenzione della Regione, della Presidenza del Piano strategico, del Coordinatore e dei componenti del Tavolo tecnico, sottolineando la necessità di garantire insieme per il
futuro la sicurezza dei cittadini e l’ambiente del fiume.

Ass.ne WWF Rimini
il presidente
Antonio CIANCIOSI 

Mobilità, TRC e Ambiente

Il WWF Rimini ritiene che sia utile combattere il decongestionamento del traffico, soprattutto durante il periodo estivo e ritiene utile la realizzazione di una vera mobilità sostenibile nell’ambito di un piano di mobilità globale della provincia di Rimini. Rispetto al TRC (Trasporto Rapido Costiero) ha sempre, però, manifestato forte contrarietà all’ubicazione del tracciato e ai mezzi che verranno poi utilizzati. Un tracciato che va ad intaccare le poche aree libere rimaste, una possibile alternativa era sotto gli occhi di tutti: la litoranea che collega Rimini a Cattolica. Poteva e doveva essere l’occasione per rimettere mano a tutto il sistema della viabilità dal mare alla statale 16, costruendo una rete di mezzi elettrici capaci di collegare rapidamente non solo in senso costiero ma anche in altre direzioni città e quartieri, considerando che tra Rimini e Riccione la città è unica, e che si estende pesantemente nell’entroterra. La protesta dei cittadini che in questi giorni ha investito tutta l’area del cantiere del TRC a Riccione ha messo in luce la realtà del problema, l’area del tracciato infatti, è/era interessata da un filare di ben 180 pini (pinus pinea) con un’età media stimata attorno i 50/60 anni in perfetta salute, vale la pena ricordare che la città di Riccione si è sempre caratterizzata per la nutrita presenza di questa specie arborea, la maggior parte dei viali riccionesi, infatti, è bordata da questi filari di alberi, è impensabile pensare Riccione senza i suoi pini divenuti patrimonio della città e dei riccionesi. In questo periodo molti dei pini lungo via Portovenere ospitano, per meglio dire, ospitavano visto che in tre giorni sono stati tutti abbattuti, tranne uno, alcuni nidi, soprattutto di tortore dal collare e verzellini. Sull’ultimo pino rimasto in piedi a testimonianza della violenza dell’uomo sulla natura due tortore continuano, inconsapevoli di ciò che sta accadendo, a far la spola per alimentare i propri piccoli. Il WWF non può esimersi dal denunciare il modo cruento di abbattimento degli alberi, effettuato da terra con mezzi meccanici che hanno di fatto squarciato le chiome e scuoiato i fusti, non permettendo peraltro di ispezionare le fronde al fine di verificare la presenza o meno di nidi, ma soprattutto, un intervento effettuato senza tener conto del periodo riproduttivo degli uccelli, in barba alle normative nazionali e al regolamento comunale del verde del Comune di Riccione.

Antonio Cianciosi

presidente WWF Rimini

Il WWF si chiede e chiede: ma Arlotti, Petitti e Pizzolante non hanno nulla da dire?

La difesa unanime del mondo venatorio nei confronti dei politici riminesi a fronte della denuncia del WWF per la mancata approvazione del divieto dell'uso dei richiami vivi nella caccia non è una sorpresa, quello che sorprende è invece il silenzio dei nostri deputati.
Ci piacerebbe avere da loro qualche risposta e magari anche la documentazione in loro possesso, visto che nei lavori della camera non si trova nulla sulla vicenda, tanto per farci un'idea su come abbiano fatto le loro valutazioni sulla delicata questione dell'uso dei richiami vivi nella caccia, che ci vede sotto indagine dalla U.E.
Non vorremmo sentirci dire che il voto è stato un “ordine di scuderia”, dopo il tanto sbandierato rinnovamento della politica degli ultimi mesi. Non vorremmo trovarci per l'ennesima volta di fronte al solito modo superficiale di affrontare questioni che interessano i cittadini. Insomma vorremmo almeno capire e confrontarci, è troppo?
Il mondo venatorio da parte sua non sa fare  altro che negare, negare, sempre negare, un metodo che funziona spesso, perchè non trovandoci in un'aula di tribunale è difficile per chi denuncia gli atti vergognosi che avvengono nella caccia, farli comprendere alla società civile.
Per fortuna oggi abbiamo qualche arma in più per capire: basta navigare su internet e si trova tanto materiale su cosa accade nella caccia, e su quale sorte tocchi ai poveri richiami vivi, nati per percorrere decine di migliaia di chilometri nelle loro migrazioni, e invece intrappolati a vita in anguste gabbiette  per attirare in trappola i loro simili
Anche se si cerca di dipingerle come “nobili”tradizioni, le catture di animali liberi per metterli in gabbia a vita sono comportamenti arcaici e crudeli che provocano immensa sofferenza nell'animale e aggravano fortemente  il danno alla fauna migratoria, dimostrando la totale mancanza di etica e di morale della caccia ai migratori.
La reale situazione è che abbiamo zone d'Italia dove ancora, dopo 22 anni dalla introduzione della norma, il sistema di marcatura per i richiami vivi non è stata applicato, l'anagrafe dei richiami vivi non ha mai funzionato , i controlli sono pressoché stati cancellati per dirottarli altrove e la situazione è letteralmente fuori controllo.
Normalmente ci verrebbe da pensare alle regioni del sud, ma purtroppo anche in certe regioni del nord la situazione è disastrosa.
I sistemi di dopaggio degli animali racchiusi nelle gabbia sono una triste e attuale realtà, come la forzatura del fotoperiodo per alterare loro il senso delle stagioni. Se questi non sono maltrattamenti ci spieghino cosa sono.
Forse nel “sentire” dei cacciatori, che normalmente questi animali sono abituati ad ucciderli, intrappolarli a vita è un atto d’amore o di “clemenza meno peggio della morte. Per la stragrande maggioranza dei cittadini non è così.
Ma i nostri deputati, sono d'accordo con queste pratiche o forse prima di votare non si sono neppure interessati di capire il fenomeno?
Non vorremmo che  ci trovassimo ancora di fronte la vecchia politica pressapochista che non ha tempo per documentarsi e che non sa neppure spiegare il perché delle proprie azioni, salvo poi affidarsi ad altri per farsi scudo.
Concludiamo rammentando un proverbio rurale, antico quanto le tradizioni della caccia con i richiami vivi, “L'uccello in gabbia non canta per amor, canta per rabbia”,  e pensiamo che questo la dica lunga su cosa voglia dire finire i propri giorni in una gabbietta di qualche decimetro. 

L'indegna pratica dell' uso dei richiami vivi nella caccia e i deputati riminesi - Il WWF Rimini dice .... vergogna.

Di questi tempi è molto facile esibire profonda avversione per una certa politica di palazzo asservita a lobby e piccoli centri di potere, una politica lontana dai cittadini che agisce indisturbata contro ogni sentire comune, ogni interesse pubblico o prona a corrispondere a qualche promessa clientelare post-elettorale.
Spesso in questi casi si finisce per inveire nei confronti di una casta o una partitocrazia indefinita. Questa volta è il contrario: sono stati tre deputati del nostro territorio, i due eletti del PD locale Emma Petitti e Tiziano Arlotti e Pizzolante del NCD a dare prova delle dinamiche di partito e dei propri sodalizi con le frange estremiste e senza remore dei cacciatori, la cui soddisfazione di smania di uccidere animali selvatici è più importante di ogni sensibilità e volontà popolare.
I nostri tre deputati locali Arlotti, Petitti e Pizzolante in questi giorni hanno votato in coro,   decretando la mancata abolizione della pratica della caccia agli uccelli migratori con l'uso dei richiami vivi.
Nel dettaglio, questa pratica, attualmente legalizzata dalla legge numero 157 del 1992 sulla caccia, implica la cattura di uccelli selvatici di varie specie, il loro imprigionamento in minuscole gabbiette in condizione di maltrattamento assoluto, la reclusione al buio per mesi sopportando vessazioni che spesso giungono a mutilazioni, torture come l'accecamento operato con le saldatrici o la somministrazione di ormoni e/o droghe, in un panorama di diffusa illegalità col solo intento di stimolarne il canto.
Un canto di morte però, perché queste povere bestie, disorientate dalle sevizie,  serviranno, all'apertura della stagione di caccia, a richiamare con il loro cinguettio disperato, altri uccelli simili a loro, portandoli a portata di doppietta in un tiro a segno senza tregua, sparo dopo sparo.
Ebbene, questa pratica vergognosa, anti-storica e che confligge con ogni tipo di etica o morale pubblica, che va a porre ulteriore pressione sulla già debolissima fauna migratoria, in declino in tutta Europa e Nord Africa, è, per i nostri tre deputati amici dei cacciatori e per i loro partiti, assolutamente moderna, lecita e sostenibile.
Poco importa se per tale vergogna nazionale è in corso un'indagine per l'apertura di una procedura di infrazione presso l'Unione europea in quanto in palese contraddizione della direttiva comunitaria Uccelli. Dopotutto, la voce delle istituzioni europee è legge solo quando si parla di parametri finanziari che si abbattono sui deboli, non quando serve a rendere comuni i principi morali e  lo spirito di civiltà.
La reazione del WWF Rimini a questo voto è di assoluto disgusto per l'operato dei nostri portavoce locali. Il WWF si aspetta e auspicha che sappiano redimersi almeno tentando di ribaltare la decisione al Senato, dove i loro colleghi discuteranno a breve la medesima proposta trasversale di abolizione. Spera che finalmente i nostri rappresentanti in parlamento sappiano dire basta con i richiami vivi!

Il WWF, sull' ex delfinario, invita l' Amministrazione comunale a valutare proposte alternative.

L’ex Delfinario di Rimini riapre ospitando leoni marini, otarie e foche? Per il WWF sarebbe una scelta sbagliata ed un’offesa per la sensibilità di una larga parte dei cittadini e dei turisti che transitano per Rimini. Ma sarebbe un errore grave anche per la città, un elemento negativo e dequalificante per l’immagine turistica di Rimini, anziché una risorsa in più. Come WWF abbiamo proposto già la scorsa estate di demolire questa struttura, vecchia e superata, insicura e clamorosamente non a norma per la detenzione dei delfini, per dare spazio alla spiaggia pubblica a disposizione di tutti, con una fascia di verde alle spalle. Questa sarebbe stata vera riqualificazione. La proprietà del delfinario invece vuole forse avvalersi della normativa sugli zoo per sfruttare commercialmente l’interesse di bassa lega per gli animali esotici? Ma gli zoo sono culturalmente superati e non a caso oggi si parla di “bioparchi” per le strutture più qualificate. Gli animali devono essere lasciati liberi nel loro ambiente. Per la sensibilità oggi più diffusa e perché è giusto cosi. Ma poi quali “condizioni” verrebbero garantite a Rimini, nella vecchia struttura non a norma per i delfini, ad animali come leoni marini, foche e otarie abituati a climi freddi se non al ghiaccio? Da dove provengono gli esemplari che si vogliono utilizzare? E sarebbe a norma per questi animali, che “sporcano” molto di più dei delfini, il sistema di depurazione e igienizzazione delle acque che era insufficiente per i delfini? E lo sarebbero le celle frigorifere e lo “spazio cucina” necessari alla preparazione e alla conservazione degli alimenti? Cosa dice in merito la USL che per il rispetto della normativa zoo ha precise competenze? Come WWF ribadiamo il nostro no alla riapertura dell’ex delfinario e poniamo anche al Sindaco alcune domande. A Rimini si chiude il tendone dei libri sul porto canale, che aveva una funzione culturale importante e che poteva semmai essere meglio qualificata, e si vuole riaprire una struttura come il delfinario chiusa dalle autorità perché non a norma? Vecchia, brutta e forse anche poco sicura? Se non si vuol demolire la struttura e riqualificare la spiaggia libera, perché non fare dell’ex delfinario - con i necessari adeguamenti – una struttura a valenza regionale per il recupero e la cura delle tartarughe, a servizio di tutta la costa, affidato a Fondazione Cetacea e aperto anche alla visita delle scuole e del pubblico? Non gioverebbe di più all’immagine della capitale del turismo una struttura di questo tipo, rispetto ad una “vasca prigione”, legale o meno, basata solo sullo sfruttamento commerciale di animali abituati ai climi freddi, schiavizzati e costretti al caldo delle estati riminesi? Forse sarebbe il caso che l’Amministrazione Comunale non ascoltasse su questo tema solo le pressioni della proprietà e di quanti per strumentalizzazioni politiche o interessi di bottega l’hanno sostenuta, ma si aprisse anche al dialogo e al confronto con le Associazioni portatrici di interesse, valutando proposte e alternative

Un deciso NO alle trivellazioni in Adriatico


Il WWF di Rimini condivide pienamente le preoccupazioni per i gravi pericoli per l’ecosistema del mare Adriatico derivanti dalle trivellazioni previste dalla Croazia e denunciati dall’eurodeputato Andrea Zanoni con la sua conferenza stampa dell’altro ieri. L’Adriatico è un mare chiuso e poco profondo, un incidente anche banale – e non parliamo di un disastro come quello della BP nel Golfo del Messico – anche in una sola delle 19 piattaforme di estrazione previste potrebbe causare una vera e propria catastrofe ambientale.

Ma solo l’enorme traffico di petroliere che si creerebbe, con le inevitabili perdite di idrocarburi che anche in condizioni normali lo accompagnano, avrebbe alla lunga forti ripercussioni sulle economie costiere legate al turismo e sull’intero ecosistema marino. E per di più nell’alto Adriatico le correnti finiscono per trasportare inquinanti e rifiuti sulle coste venete e romagnole. Non a caso si ritrovano nel nostro mare anche i corpi di delfini e tartarughe provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico, come rivelato dal Presidente di Fondazione Cetacea, Sauro Pari. E sarebbe davvero poco piacevole risolvere i problemi delle fogne a Rimini e trovarci addosso gli sversamenti di petrolio delle piattaforme croate

Il WWF di Rimini esprime perciò apprezzamento per la denuncia dell’On. Andrea Zanoni, che anche con la sua attività e le sue interrogazioni in Commissione Ambiente UE già lo scorso anno aveva già portato alla luce questo problema, e per l’iniziativa annunciata sul tema dall’Assessore provinciale all’Ambiente Stefania Sabba sul Governo italiano, come per il no della provincia a nuove trivellazioni con il Piano clima 2013.

Come WWF riteniamo che il problema vada comunque affrontato a livello europeo o almeno fra gli stati dell’area adriatica, ricercando un accordo comune per l’uso sostenibile del mare, compatibile con le economie turistiche presenti lungo tutte le coste e con la necessità di preservarne l’intero ecosistema, per oggi e per le generazioni future.

In questo senso diventa “obbligatoria”, anche per fermare i cambiamenti climatici, la scelta di dire no a nuove trivellazioni, anche sulle coste italiane, e di puntare con decisione sulle energie rinnovabili.

Comunicato del WWF sul tema dei rifiuti della Cartiera di Santarcarcangelo: Meglio tardi che mai! Ma sarà la volta buona?

   I rifiuti della cartiera di Santarcangelo verranno finalmente rimossi dalla riva del Marecchia? Meglio tardi che mai, se sarà vero ne saremo ben felici.
   Come  WWF abbiamo appreso solo dopo il nostro comunicato di mercoledì  scorso che la Provincia di Rimini ha promosso un nuovo accordo con la Regione e il comune di Santarcangelo per la rimozione dei rifiuti.
   C’è stata forse una carenza di comunicazione da parte della provincia o un intervento troppo tempestivo da parte del WWF?
   Se fosse stata istituita dalla provincia la Consulta dell’ambiente, ripetutamente richiesta dalle associazioni ambientaliste e animaliste  sempre promessa  e mai costituita, il confronto  e la circolazione delle informazioni  però non sarebbero mancati. E sarebbe stato un segnale chiaro di apertura  all’ascolto e alla partecipazione, dei cittadini e del volontariato ambientalista e animalista, segnale che è invece mancato.
   Ora se questo nuovo progetto di bonifica del Marecchia dai rifiuti della cartiera verrà davvero realizzato sarà un fatto molto positivo. Si concluderebbe cosi una battaglia che come WWF abbiamo iniziato già negli anni ’80 del secolo scorso, con esposti  e denunce ben documentate alle Autorità competenti.
   In verità però la Provincia annuncia solo di aver “approvato  uno  schema di accordo per la progettazione di un intervento di riqualificazione”. Ed anche i fondi messi a disposizione sono inferiori a quelli precedenti :  400.000,00 € contro i 500.000,00 € previsti  prima, che non erano stati ritenuti sufficienti dalle ditte interpellate.  La bonifica dai rifiuti della cartiera è quindi ancora tutta da venire, e forse non è ancora il caso di esultare.
   Come WWF ci auguriamo però che si voglia metter mano almeno ad un primo progetto di rimozione. Anche in questo caso infatti si tratterebbe di  un intervento molto positivo e di un segnale apprezzabile di attenzione per il nostro fiume
   Viene da chiedersi  comunque come mai, in tutto l’arco di vita dell’Ente provinciale, per varie legislature non si sia mai messo mano prima ad interventi anche parziali di rimozione di questi rifiuti. E questo mentre si è sempre negata l’istituzione del Parco fluviale previsto dalla Regione e perfino, appena nel 2013, la semplice tutela della fascia demaniale del fiume Marecchia, per la quale c’erano la disponibilità della Regione e del Ministero dell’Ambiente.

La Provincia “chiude” lasciandoci in eredità le 31.000 tonnellate di rifiuti della cartiera di Santarcangelo !!!!

  Come WWF Rimini e come cittadini prendiamo atto che la vergogna dei rifiuti della cartiera di Santarcangelo, abbandonati da circa 30/40 anni sulla riva del Marecchia, continuera’ a far bella mostra di sé anche per i prossimi decenni. E questo nonostante le denunce, che anche il WWF ha a suo tempo presentato, gli interventi della Forestale e le promesse dei nostri amministratori di farli portar via. Montagne di plastica e rifiuti vari, si parla di 31.000 tonnellate di materiali, mezzo sepolti fra ghiaia e vegetazione sulla sponda del fiume che è la nostra principale risorsa di acqua: una sicura valorizzazione , ambientale e turistica, del fiume e del percorso “storico naturalistico”!
     Ma questi rifiuti sono lì da decenni, lasciati in dono dalla cartiera con la illuminata vigilanza degli amministratori di allora, e la Provincia c’è da diverse legislature : perché – fra le tante “riqualificazioni” promosse da Provincia e Comuni - non sono stati mai programmati e fatti interventi almeno parziali e a stralci per la loro rimozione? E ora la notizia è che anche l’ultimo tentativo di rimozione, con la Regione che aveva stanziato 250.000 €  e l’impegno per la Provincia di metterne altri 250.000, è andato a vuoto perché le gare d’appalto sono risultate deserte.
     Viene allora spontanea qualche domanda : ma se i fondi disponibili erano insufficienti per rimuovere tutti quei rifiuti la Provincia non poteva concordare con la Regione un progetto per smaltire almeno una parte di questa montagna di materiali? Sarebbe stato un primo passo per ripulire il Marecchia e finalmente un segnale concreto di attenzione per il nostro fiume. Ci hanno almeno provato la Provincia, il Presidente Vitali e il suo Assessore all’ambiente?
    Ed hanno pensato che forse con l’istituzione del Parco del Marecchia, da loro fermamente avversato, avrebbero potuto avere maggiori risorse anche per una almeno graduale soluzione di questo problema?
     Ora la Provincia sta chiudendo, pare, ma ci lascia a futura memoria e a testimonianza viva della sua politica ambientale e della sua efficienza nel governo del territorio queste 31.000 tonnellate di rifiuti sulle rive del Marecchia. 
     Il WWF ringrazia per questo la provincia, nella persona di tutti i suoi presidenti e assessori, ma non sa se la rimpiangerà. Ci deve ancora pensare un po’.

Intervento del WWF Rimini sulla raccolta di firme “per la manutenzione del fiume Marecchia”
in atto nella Media e Alta Valmarecchia.-

Ritornano in Valmarecchia le sirene dell’escavazione in alveo e gli appetiti sulla ghiaia del fiume e sulle aree golenali?  E’ in corso infatti in diversi comuni una raccolta di firme in apparenza in difesa del fiume: “per la manutenzione del Marecchia”, si dice. L’iniziativa appare ambigua, per il WWF, anzitutto perchè non ne sono dichiarati in modo chiaro i promotori ( anche se leggendo il testo si intuisce anche troppo bene che interessi ci possono essere dietro). E cosa si intende per “manutenzione”? Qui non si parla di una strada o di un canale , ma di un fiume, che dà acqua a tutta la valle fino alla riviera, ed ha un ruolo fondamentale nel ripascimento delle nostre spiagge.
La petizione fotografa poi per il Marecchia una situazione drammatica: stato di abbandono del fiume, sovralluvionamento dell’alveo con pericoloso accumulo di detriti, “gravi scenari di rischio per la pubblica incolumità”, rischio idraulico incombente... E sostiene che tutte le “perizie tecniche degli ultimi anni evidenziano la necessità di asportare l’eccesso di sedimenti” dall’alveo…Sono queste le teorie e le richieste delle ditte di escavazione degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Ma di quali perizie parla il promotore della petizione? Gli studi ed i documenti ufficiali, quelli della Regione e della Autorità di Bacino, che sono alla base del PAI vigente e degli interventi dell’ex Genio Civile, non evidenziano affatto criticità cosi drammatiche. La petizione perciò non dice il vero: si vuole ingannare la buona fede dei cittadini? L’unica situazione davvero grave è quella della pesante erosione dello strato di argilla in atto a Villa Verucchio. Ma qui non si tratta certo di asportare la ghiaia, quella se la sono presa i cavatori nel secolo scorso, con la complicità di chi doveva impedirglielo. Ed ora fermare il degrado è difficile e costoso, ma i costi non possono essere messi a carico del fiume, con la cosiddetta “compensazione”, ghiaia contro opere pubbliche, non almeno col rischio di produrre altri danni irreparabili. E allora? Con la scusa della “manutenzione del fiume” si vuole forse tornare a scavare in alveo, dopo tutti i disastri che questa attività ha prodotto in passato, e ad arginare il fiume per poter speculare sulla ghiaia e sull’uso delle aree golenali? Ed a proposito l’area  del campo sportivo di Secchiano, di cui si parla nella petizione, non è zona di esondazione del fiume? Cosa ci si vorrebbe fare ancora?
E’ lecito allora chiedersi quali interessi ci sono dietro alla Petizione ed i cittadini invitati a firmare è bene che se lo chiedano.
Il WWF di Rimini è contrario ad ogni ipotesi di asportazione generalizzata di inerti e di continua riprofilatura artificiale dell’alveo, che avrebbe effetti gravi anche sulla biodiversità del fiume.
Siamo invece per la tutela della fascia fluviale e per una sua corretta gestione, anche con interventi specifici di difesa spondale e di sistemazione idraulica, nei punti però di effettiva necessità. E ciò operando non a caso, ma in un’ottica di bacino idrografico e nel rispetto delle indicazioni del PTCP e del Piano vigente dell’Autorità di Bacino.

per il WWF di Rimini
il presidente
Antonio Cianciosi
 

Intervento del WWF Rimini sul diserbo stradale. Il WWF si chiede se sia tutto a norma.

E' sotto gli occhi di tutti "l'erba bruciata" delle carreggiate stradali, ma non bruciata per combustione
bensì perchè irrorata, probabilmente con del diserbante.
L' effetto visivo è traumatico ma il WWF Rimini, prima di intraprendere azioni legali, vuole conoscere
dai probabili committenti tutte le informazioni circa i prodotti utilizzati.
Ha chiesto sia all' Anas che alla Provincia di Rimini che che ai singoli Comuni della provincia, per le tratte stradali
di rispettiva competenza, quali siano i prodotti usati e se sono compatibili per la salute umana e per l' ambiente.
E' ferma intenzione del WWF Rimini intraprendere tutte le azioni necessarie affinchè questa pratica, che, si,
fa risparmiare forse denaro, ma sembra non concedere nulla alla qualità ambientale, cessi.
Invitiamo tutti i cittadini, quando si imbattono nelle strade lungo le quali siano stati effettuati  trattamenti di diserbo,
a documentare fotograficamente e farci arrivare le segnalazioni, al seguente indirizzo mail wwfrimini@libero.it
Per collaborazioni con il WWF, chiamare il 328.2255883 oppure inviare una mail ai seguenti indirizzi wwfrimini@libero.it o oasi_cabrigida_wwfrn@libero.it

 

Intervento delle Associazioni ambientaliste sui problemi di viabilità a S.Giustina

Ai Gruppi consiliari del C.C. di Rimini

e p.c.

Al Sindaco di Rimini

Oggetto: Intervento delle Associazioni ambientaliste sui problemi di viabilità a S.Giustina

per saperne di più http://www.wwfrimini.altervista.org/pagina-773969.html

In ricordo di Bruno Marabini cui è dedicata la biblioteca del WWF Rimini

Ancora vandali a Ca' Brigida

Ancora un atto vandalico nei confronti dell' Oasi WWF Ca' Brigida di Verucchio. Ignoti nei giorni scorsi hanno sigillato tutti i lucchetti e le serrature con l' attak o prodotto simile, rendendo di fatto impossibile l' accesso alla struttura che ospita anche la Biblioteca WWF Bruno Marabini e procurando un disservizio della Biblioteca stessa in quanto i volontari, non riuscendo ad accedervi, non possono fornire i libri chiesti in prestito dai cittadini.
Ce ne scusiamo e cercheremo di porvi rimedio quanto prima.

Lettera aperta al Sindaco di Rimini relativa alla pista lungo il Marecchia a S. Giustina.

Al Signor Sindaco di Rimini - Andrea Gnassi

p. c.All’Assessore all’Ambiente e Politiche per lo Sviluppo sostenibile - Sara Visentin
All’Assessore a LL.PP., Tutela e Governo del Territorio - Roberto Biagini
All' Autorità di Bacino Marecchia-Conca
LORO SEDI

Oggetto : Ipotesi di utilizzo della pista Pesaresi/Pavimental sul Marecchia a Santa Giustina, per deviare per i prossimi due anni il traffico pesante diretto al biodigestore e al depuratore

per saperne di più http://www.wwfrimini.altervista.org/pagina-773969.html          


Vicenda Delfinario - 16 settembre 2013

Dunque il WWF di Rimini aveva ragione una settimana fa a chiedere la chiusura della struttura, risultata del tutto non in regola con le norme vigenti per la detenzione dei cetacei e inadeguata a garantire loro accettabili condizioni di vita. ........

per saperne di più  http://www.wwfrimini.altervista.org/comunicati-stampa.html

Caccia Pericolosa

Ci risiamo, puntualmente ogni anno alla riapertura della caccia si ripetono episodi che mettono a rischio l’incolumità pubblica, per colpa di alcuni cacciatori, si spera che siano solo casi isolati, che si avvicinano troppo alle abitazioni per praticare questa tipo di attività “ricreativa”.
Sono molte le segnalazioni di cittadini che lamentano la vicinanza di persone che imbracciano un fucile sui confini dei giardini delle abitazioni.
Il più delle volte, mancano le distanze previste dalla legge sia dalle case che dalle varie strade in pieno contrasto con le normative nazionali in materia di attività venatoria.
Ciò rende la caccia fonte di pericolo e disturbo.
Tanto per avere un'idea sui rischi della pratica della caccia, basti pensare che ogni anno in Italia muoiono mediamente 40/50 persone a causa di incidenti collegati all’attività venatoria e altrettante ferite più o meno gravemente. La caccia consiste nel libero uso di armi da fuoco da parte di persone sul territorio aperto al libero transito di chiunque o addirittura nelle altrui proprietà private a prescindere dal consenso del proprietario.
La caccia è pertanto, prima di tutto, un gravissimo problema di pubblica sicurezza.
Gli incidenti di caccia sono molto numerosi, e spesso non coinvolgono solo dei cacciatori ma anche persone innocenti; nessuno è al sicuro, sia che stiate facendo una passeggiata, o giocando con i vostri figli nel giardino della vostra casa, siete potenziali bersagli.
Il cacciatore medio è una persona qualsiasi che durante il fine settimana prende un fucile e (spesso con troppa facilità "spara", e non sempre a quello che vorrebbe o dovrebbe).
Non possiede l'addestramento di un agente di Polizia, né deve dimostrare di possedere determinati requisiti psico-fisici, basta vedere quanti incidenti di caccia hanno come protagoniste delle persone troppo anziane per poter distinguere da una macchia di colore tra i cespugli se si tratti di un cerbiatto o di vostro figlio.
Altro problema é rappresentato dal rumore provocato dallo sparo. Soprattutto in aree urbanizzate, come Riccione, i colpi d'arma da fuoco provocano disturbo alla quiete pubblica, in quanto avvengono in maniera inaspettata nelle prime ore dell'alba, a risentirne sono, soprattutto, i neonati, donne in gravidanza, persone anziane e persone con disturbi dello stato emotivo, ma anche semplicemente chi riposa o studia.
La caccia come qualsiasi altra attività “ricreativa”, richiede un ambito ideale, idoneo, e soprattutto sicuro, praticamente, in maniera diversa ma di fatto, le stesse regole che valgono per le piste automobilistiche, i campi di calcio, per lo sci e quant’altro, a maggior ragione, di uno sport, che fa uso di un’arma da fuoco. Sebbene il WWF nutra forti perplessità sull’esercizio dell’attività venatoria, la condizione affinché possa ancora continuare è che tale attività venga praticata entro i confini della legislazione vigente, laddove non ci siano le condizioni minime di sicurezza vada vietata.
Gli episodi che hanno coinvolto i quartieri di San Lorenzo e Fontanelle di Riccione e di Misano Adriatico, assieme al caso degli atti intimidatori subiti da una cittadina residente nel Comune di Sassofeltrio, debbono indurre gli Organi preposti a rivedere gli ambiti di caccia consentiti, sottraendo dall’attività venatoria quelle aree troppo vicine ai centri abitati.

Antonio Cianciosi
Presidente WWF Rimini

COMUNICATO STAMPA
del 29 agosto 2013 su
“Diffida WWF alle province su caccia in deroga”

 
Nella giornata di martedì il WWF Emilia Romagna ha inoltrato alle province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena un nota con la quale diffida i presidenti e gli assessori provinciali a rilasciare pareri o interpretazioni non dovute, come invece accaduto nelle passate annate venatorie, che possano indurre i cacciatori ad aggirare il provvedimento regionale che consente la caccia in deroga.
Se la situazione si verificasse anche in questa annata, il WWF Regionale valuterà di intraprendere ogni azione legale che si riterrà necessaria nei confronti dei responsabili.
Lorenzo Bruschi, responsabile caccia del WWF Regionale, dichiara che la regione è l'unico soggetto titolato per legge a disciplinare l'esercizio delle deroghe ed il provvedimento della regione Emilia Romagna (D.G.P. 979/2013) è già sufficientemente chiaro a consentire ai cacciatori di intervenire per limitare i danni alle culture sensibili.
Si ricorda che il provvedimento della regione Emilia Romagna, in conformità con il parere ISPRA e con la Direttiva Comunitaria 209/147/CE, pone una serie di parametri entro i quali l'attività venatoria alla specie storno debba essere considerata lecita, fra cui il divieto di usare richiami di qualsiasi tipo e che l'attività venatoria sia condotta in prossimità di “appezzamenti” di culture realmente passibili di danno con frutto pendente, nessuna altra cultura fittizia è considerata lecita, come invece accaduto in passato grazie a interpretazioni “ingiustificatamente estensive”.
Con questa diffida si intende porre freno, afferma Lorenzo Bruschi del WWF, a questo modo di beffarsi sistematicamente delle norme che tutelano la fauna selvatica e alla farsa della caccia in deroga con il bonsai, come accaduto lo scorso anno, dove i singoli cacciatori oltre al fucile in spalla, si portavano appresso pure un olivo in vaso “da difendere”, al fine di giustificare la loro caccia allo storno.

WWF Emilia RomagnaTesto

Intervento del WWF sulla vicenda del Delfinario riminese 


Come WWF di Rimini interveniamo sulla vicenda del Delfinario riminese e delle irregolarità rilevate dalla ispezione ministeriale del 31 Luglio scorso.
Il  WWF di Rimini ritiene sia ora di dire basta  a questo delfinario, che non è ampliabile nell’area demaniale in cui si trova. Questo deve essere ben chiaro anche per il Comune: sarebbe in violazione a tutte le norme urbanistiche regionali e provinciali.

Nel merito della vicenda, poi, siamo da sempre convinti che i delfini in cattività siano tenuti in condizioni del tutto innaturali, non rispettose delle vere esigenze biologiche e di benessere degli animali. E che siano semplicemente sfruttati per scopi commerciali, con la scusa di motivazioni culturali e scientifiche.
Esattamente come gli animali dei circhi. Ora se questi scopi culturali e scientifici in qualche caso possono almeno essere “ipotizzati”, non ci pare proprio sia il caso del Delfinario di Rimini.

L’ispezione congiunta dei funzionari dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute ha rilevato infatti una serie tale di irregolarità e violazioni da giustificare semplicemente la chiusura della struttura.

I delfini sono esseri molto sensibili e intelligenti: qui sono costretti in uno spazio del tutto insufficiente, “non idoneo a consentire un adeguato movimento…e a garantire la (loro) salute fisica e psichica”, tanto da dover essere di fatto “dopati” con ormoni e valium per tutta la vita. Mancano i ripari di legge dal sole e dalla vista del pubblico, manca un “sistema adeguato di raffreddamento e pulizia dell’acqua, mancano le vasche previste dalla legge per il trattamento medico-veterinario degli animali, ecc. ecc. E dal Delfinario dicono: “noi amiamo i delfini…!”(Ci crediamo, sono il mezzo del loro profitto!). E gli diamo gli anticoncezionali come fanno milioni di donne con la pillola: con la piccola differenza che le donne decidono loro se e quando prenderla, mentre i delfini “sono sottoposti a trattamento” come i prigionieri di un lager: è forse la stessa cosa ? Ci sono nel  delfinario di Rimini le condizioni atte a garantire il benessere o almeno una vita normale per gli animali ?

Per noi, a prescindere che siano nati in cattività o meno, i delfini hanno diritto  al nostro rispetto per la loro dignità e per le loro esigenze biologiche.
Questo Delfinario non ha perciò più ragione di essere: va chiuso e basta.

Come WWF  chiederemo  che controlli come quelli fatti sul Delfinario di Rimini vengano ripetuti in tutti i delfinari italiani per evitare che simili situazioni si ripetano altrove.

E infine una domanda all’Ausl Riminese, cui la legge affida il compito dei controlli a tutela del benessere degli animali: quali controlli ha fatto negli ultimi anni sul rispetto delle norme di legge al Delfinario di Rimini? Non li ha mai fatti  o ha fatto finta di non vedere e non sentire?

Associazione WWF Rimini

La coldiretti e il loro pensiero sulla fauna selvatica

Al lupo al lupo !

Come WWF, ancora una volta dobbiamo replicare ad una posizione apparsa sulla stampa locale che riteniamo assolutamente fuorviante per il lettore sul tema del lupo. L' allarme lanciato dalla Coldiretti sulla presenza dei lupi sul nostro territorio pare eccessivo.

Innanzitutto viene da chiedersi in base a quali parametri si è stabilito che i lupi sono molti poichè i dati a conoscenza del WWF (Provincia/Corpo Forestale dello Stato) parlano di pochi esemplari in Valmarecchia.

Ogni valutazione gestionale riteniamo vada fatta da parte delle istituzioni preposte.

Sorge quindi il fondato dubbio che si voglia deliberatamente comunicare un' informazione faziosa per aumentare il conflitto da parte di un enclave che vede nel pallettone la soluzione a tutti i mali del mondo.

Il Lupo per sua natura evita di incontrare luomo e i suoi insediamenti ed è difficilissimo pertanto segnalarne la presenza; la preoccupazione semmai è un' altra e sono gli ibridi, cioè i cani accoppiati con lupi o cani inselvatichiti, che potrebbero rappresentare, si, un vero problema perché non hanno timore ad avvicinarsi ai centri abitati e alle persone, per i quali, tuttavia, sono stati approntati da parte della regione piani per la sterilizzazione.

Il lupo in quanto predatore può solo aiutare a contenere la proliferazione di specie in sovrannumero come cinghiali e caprioli, con una conseguente riduzione dei danni, talvolta anche ingenti, causati dagli ungulati sulle coltivazioni. Tuttavia, gli ungulati predati annualmente dai lupi, in tutta la Regione, ammontano ad appena un settimo di quelli abbattuti dagli stessi cacciatori.

In bocca al lupo.

Antonio Cianciosi
Presidente WWF Rimini
 

Fiume Marecchia e Lago Santarini di Santarcangelo

Il WWF è da sempre a fianco del mondo sportivo, ne condivide lo spirito e auspica un sempre maggiore coinvolgimento dei giovani nelle varie attività dello sport, nutre però qualche perplessità quando queste attività vanno ad interferire, se non ad impattare, con i fragili equilibri che regolano gli ecosistemi di aree di notevole interesse ambientale.

Fare dell’area del lago Santarini di Santarcangelo una sorta di “cittadella dello sport” ha sicuramente ricadute su tutto il comprensorio dei laghetti creatisi dalle ex cave rinaturalizzate del Marecchia e ci sentiamo quindi di esprimere perplessità e preoccupazione per le sorti dell'area.

La conservazione e l’integrità ecosistemica dei luoghi di così grande interesse faunistico e pregio ecologico, da essere per la gran parte classificate come SIC (siti di interesse comunitario facenti parte della rete Natura 2000 dell’Unione Europea), deve essere una priorità assoluta di qualsiasi progetto venga pensato.

Per tali aree infatti, più volte evidenziate dal WWF quali ecosistemi delicatissimi e rari luoghi di nidificazione, sosta e svernamento per l’avifauna migratoria da conservare e tutelare, ciclicamente si è sollevata l’attenzione di soggetti pubblici o privati intenzionati a sfruttarne la bellezza e il valore naturalistico anche, per avviarne volani economici.

Quasi sempre però, come spesso accade per la progettazione e l’infrastrutturazione di nuovi siti di fruizione per il turismo naturalistico, a fare le spese delle così dette “riqualificazioni” sono stati proprio il rispetto degli ecosistemi e habitat naturali che invece  dovevano essere protetti e salvaguardati.

Il WWF quindi auspica che ogni intervento proposto su tale area risponda necessariamente ai requisiti di programmazione e gestione organica dell'intera area fluviale, che consenta una corretta fruizione compatibile con la naturalità dei luoghi in questione.

Stiamo assistendo come la mancata gestione dell’area SIC conduca alla già drammatica e insostenibile situazione delle sovra captazioni idriche nell’alveo del Marecchia e nei sistemi idrici ad esso collegati che stanno mettendo in ginocchio, in momenti di forte siccità, tutto l’ecosistema naturale e la biologia del fiume.

In  WWF di Rimini,  pertanto, esprime le proprie vive preoccupazioni e richiede  nella maniera più convinta, chiarezza, trasparenza e partecipazione.

Associazione WWF Rimini

Il presidente
Antonio Cianciosi

 

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